Cercando… racconti! – La casa sulla collina boscosa – Parte 1

Cari Cercatori di Parole,

oggi è il 29 Febbraio, una data che, come certamente saprete, ricade ogni quattro anni. È un giorno in più che richiede di essere “speso” bene, ecco perché ho pensato che sia il giorno ideale per far qualcosa di diverso… Per questa settimana niente classifiche Amazon.  Invece vi proporrò un mio racconto, o meglio la prima parte di esso… Spero vi piaccia! Buona lettura!!! 😉

la collina

“Non dovevo trovarmi là. Era il pensiero ossessivo che mi tormentava, mentre improvvise crepe di luce si aprivano nel greve manto violaceo di nubi. Le verdi fronde erano scosse dal vento e quando venne il tuono intorno a me fu come un ruggito roco che scosse i colli erbosi fin nel profondo. Anch’io tremai. Mi strinsi di più nel mio giubbotto ed osservai sconsolata il dondolante autobus che andava via senza più passeggeri.

– Signori, dovete scendere – aveva detto l’autista a quei pochi che, come me, a quell’ora e con quel tempo si erano affidati ai mezzi pubblici per tornare a casa. – Il mezzo si è rotto. Devo tornare alla rimessa. Tra poco – e ciò significava forse più di un’ora. – arriverà un mio collega con l’ultima corsa. –

Protestare era stato inutile.

– E’ la regola! – aveva ribattuto l’inflessibile autista.

Ed ecco che così mi ritrovavo lì, al vento, lontana da casa e da chiunque conoscessi, su una strada serpeggiante fra colline boscose qua e là abitate da paesini caratteristici, frazioni della grande città che si stendeva più in basso, vicino al mare. Strinsi di più il cellulare in mano e guardai lo schermo. Morto. Maledetto telefonino, pensai, dovevi scaricarti proprio adesso. Sfiga nera. Mi venne voglia di scaraventarlo a terra.

Mi volsi intorno e gettai un’occhiata ai miei compagni di sventura. Ecco, ti pareva! Mi dissi. In quella classica situazione da film horror con me c’erano solo un tipo di mezza età e una vecchia. Lo sguardo dell’uomo, poi, non mi piaceva per niente. Doveva avere sui sessant’anni. Aveva una pancetta abbondante ed una faccia talmente colma di rughe che i suoi occhi erano solo due punti neri che mi scrutavano con interesse, tanto da sembrare che volesse passarmi ai raggi x. Inoltre si umettava le labbra in continuazione, quasi avesse davanti una prelibatezza da assaporare. Mi strinsi di più nella giacca e gli diedi leggermente le spalle. Volevo avere comunque la possibilità di tenerlo sotto controllo con la coda dell’occhio.

In quel momento non pioveva ed i lampioni stradali fendevano un po’ l’oscurità che gravava sulla collina. Ero spaventata, devo ammetterlo. Sentivo su di me lo sguardo dell’uomo ed il disagio cresceva. Solo dopo poco mi resi conto che l’anziana donna, di cui mi ero quasi scordata, aveva cominciato ad arrancare per la strada deserta. Neanche una macchina passava e questo da quando l’autobus ci aveva scaricati lì, in mezzo al niente, se non alberi… Restare sola col tipo libidinoso aspettando il fantasma di un autobus? Non ci volle molto per prendere una decisione. Sicura, mi avvicinai alla figura ben più rassicurante di anziana, curva sotto il peso dell’età, e le dissi con dolcezza:

– Signora, scusi, posso aiutarla con le buste? –

Aveva con sé delle borse della spesa e mi sembrò il modo più adeguato di cercare il suo aiuto. Lei, forse, abitava lì vicino ed aveva un telefono funzionante. Avrei potuto chiamare casa per farmi venire a prendere. La donna mi rivolse uno sguardo sorpreso, poi benevolo ed infine mi sorrise con quell’espressione premurosa tipica delle nonne.

– Oh, davvero te ne sarei grata. –

La sua voce era un po’ tremante. Mi passò alcune buste e ne tenne una lei. Non sapevo come affrontare la questione telefono, ma lei mi venne incontro.

– Se mi accompagni a casa, ricambierò la tua gentilezza con un pezzo di torta. –

Mi ero imbattuta nella classica nonna delle favole… Riguardai verso l’uomo. Sì, c’era anche l’orco. Le sorrisi.

– Mi accontenterei di poter telefonare, se non disturbo. –

– Giusto… giusto. Devi chiamare casa. Brava ragazza, brava ragazza… –

Si incamminò e la seguii. La sua andatura non era di quelle più spedite, anzi. Le buste non pesavano molto, ma il passo da lumaca cominciò a logorarmi i nervi. Se continuavamo con quell’andatura, prima di arrivare a casa della signora ci avrebbe raggiunto l’altro autobus… Sempre se esisteva! Altrimenti ci sarebbe stato persino il tempo per costruirlo…

I fulmini intanto si susseguivano gli uni agli altri con maggiore frequenza e quel poco di cielo che riuscivo a vedere fra gli alberi era sempre di più illuminato a giorno. Anche i tuoni erano più frequenti e mi trovai ad augurare che la casa della donna non fosse molto lontana. Mi ricordai dello sconosciuto che avevamo lasciato alla fermata e mi sentii più tranquilla adesso che c’eravamo allontanate. Istintivamente mi girai indietro e… mi sentii gelare! Era lì, quell’uomo. Non era vicino a noi, ma camminava come a volerci seguire a distanza. Potevo vedere che teneva le mani dietro la schiena e gli occhi fissi su di me. Non sapevo che fare. Avrei voluto parlarne alla mia silenziosa accompagnatrice, ma chissà come poteva prendere la cosa. E se si fosse spaventata? Che facevo se si metteva a gridare o le veniva un infarto? E se invece fosse stato un suo vicino? Forse non si era accorta di lui sull’autobus o alla fermata. Poteva volerlo invitare a far la strada con noi… Fianco a fianco col tipo libidinoso. No, no. Decisa, feci l’unica cosa che mi sembrò avere un senso.

– Tra poco pioverà e… sarà un diluvio. Sarebbe bene affrettarci. – dissi.

Era in fondo la verità, anche se solo una parte che motivava la mia premura.

– Casa mia è dietro quella curva. Non ci bagneremo, piccina. –

Piccina? Ma questa donna era vera o usciva da un racconto di altri tempi? Per un attimo mi ritrovai persino a dimenticarmi della paura che mi suscitava lo sconosciuto.

Tutto il tragitto fino a lì mi aveva stressato, ma quello per arrivare alla curva quasi mi stava gettando nel panico. Non so se era una mia impressione o la vecchia me lo faceva apposta, ma sembrò essere ancora più lenta nel camminare ed il nostro inseguitore guadagnava terreno ad ogni istante. Pareva ridersela. Poteva raggiungerci quando voleva. In molti momenti cercai di convincermi che erano solo paure, che avevo frainteso, che magari quell’uomo non era uno di quei tanti porci, con rispetto agli animali, di cui si sente parlare nei telegiornali, che era innocuo. Eppure… Non riuscivo a dare un senso diverso a quella luce che avevo visto negli occhi di lui. Non sono mai stata paranoica e, pensandoci e ripensandoci, mi convinsi di non essermi sbagliata.

Oltre l’occasionale sibilo del vento ed i tuoni sempre più vicini, un silenzio spettrale incombeva sulla strada asfaltata, come l’oscurità al di là dell’alone di luce prodotta dai lampioni. Ed a me parve d’un tratto di udire i passi cadenzati dell’uomo. Ora non osavo più voltarmi a guardarlo. Ascoltavo quei passi e li sentii avvicinarsi, avvicinarsi, sempre di più… I battiti del mio cuore erano come una danza ritmica tribale, ed un freddo intenso mi avviluppò le membra, che non aveva niente a che fare con il freddo esterno. Ogni muscolo del mio corpo era teso e stringevo le buste tanto che sentivo la mano quasi segata. Ero pronta persino ad usarle come armi per difendermi e non mi sentivo di esagerare.

Intanto la curva ormai era prossima ed i passi erano sempre più vicini… Un tuono particolarmente forte scosse ogni cosa e poi non udii più nulla. Niente, solo il vento. Non resistetti più. Mi voltai e… Nessuno. Non c’era nessuno. La via che avevo percorso colma di paura, con la anziana donna, adesso era vuota. Ed era una striscia di asfalto illuminata che procedeva dritta fino a dove occhio potesse vedere. Dov’era finito l’uomo? Dove? Non c’erano strade o diramazioni che intersecassero quella su cui eravamo ora, eppure l’inseguitore era sparito. Credo di essere rimasta a fissare la strada per un po’, poiché ad un certo punto fu l’anziana signora a richiamarmi. Aveva quasi finito di svoltare la curva e questo la dice lunga su quanto fossi stata impalata ad osservare la strada deserta cercando una spiegazione che non trovai.

La casa della signora non era sulla strada come mi ero immaginata, ma per accedervi bisognava salire per una piccola via in terra battuta.”

(continua QUI…)