Francesco Siciliano

Francesco SicilianoNome scrittore: Francesco Siciliano
Anno di nascita: 13 novembre 1964
Bio: ➢ Nato a Mondragone [CE]. Laureato in filosofia, dopo una parentesi di studio in Nord America, nel 1992 è redattore per il periodico “Linea Verde” (Rossi Ed. – Napoli). Nel 1993, pubblica il volume di letteratura sperimentale, a tema socio-economico, dal titolo Pandette (Rossi Editore).
➢        Tutor culturale per l’ENAIP (Progetto P.O.L.O.), nel 1994 consegue un master in Relazioni pubbliche europee in Roma, con perfezionamento presso le sedi di Confindustria e dell’Associazione/Consorzio Civita. Autore critico e redattore di Artitalia s.r.l. di Milano (1994 – ‘96) per il centro storico di Roma, matura un’esperienza come amministratore pubblico a Mondragone (CE), nell’intervallo 1995 – ’99. Dal 1998 è titolare di un’attività redazionale/editoriale, finalizzata alla realizzazione di opere di ricerca culturale multi-disciplinari, su supporti cartacei e multimediali, a committenza pubblica e privata.
Tra i lavori di ricerca pubblicati, si elencano: L’Europa dei Giubilei; Pompei, l’emozione mariana; Procida, l’emozione tirrenica; Carinola: lo Spirito e il Potere; Firenze la “bruna”; Terra di Lavoro: le forme antalgiche; Viterbo: lo Spirito al comando; Minturnae: il Teatro del Tempo; Guadeloupe: le Papillon au Sucre; Teano: sidicina futura; Santo Domingo: Atenas  de las Antillas; Capua Vetere Nova, la capitale duplice.
➢       Candidato per l’Ulivo alle elezioni regionali in Campania nel 2000 e al Parlamento italiano nel 2008, nel 2009 pubblica il pamphlet socio-economico Economia della Saggezza – Elementi di dosaggio. Nel luglio del 2014, pubblica il romanzo-saggio dal titolo Automatismi (Arduino Sacco Editore). Nel 2015, scrive il saggio storico-economico-culturale dal titolo Mùtina Velox, inerente al territorio modenese e finalizzato alla distribuzione pubblico/privata (librerie, musei, imprese, istituzioni, Associazione Radici Modena – Presentazione prevista: estate 2016, in contemporanea ad una esibizione, proposta e organizzata dallo stesso autore, di vetture Ferrari carrozzate Scaglietti, in Piazza Grande a Modena. L’evento è stato progettato in collaborazione con  i partners istituzionali: Comune di Modena, Regione Emilia Romagna, Consorzi Igp/Dop/Doc del territorio regionale).
➢        Nel 2015, rinviene in Umbria, studia e propone alla FINARTE di Milano due dipinti, rispettivamente di Luca Giordano e Jacopo Calvi, di seguito presentati alla prima asta del nuovo corso della nota azienda milanese. L’immagine del dipinto di Luca Giordano [Il Ratto di Proserpina] è stata utilizzata da FINARTE per la cover del proprio Catalogo generale opere antiche.
➢       Nel 2015, è autore del saggio storico-sociale dal titolo: Un imperituro regno di cromìe. Saggio storico istituzionale sul Regno di Napoli,  finalizzato ad integrare il catalogo d’arte “Natura e Storia”, Capolavori dell’800 napoletano e dedicato all’allestimento di una mostra pittorica da tenersi a Baku in Azerbaijann, in collaborazione con l’ArcheoClub d’Italia e l’Università Federico II.
➢       Nel 2016, pubblica in formato eBook, la versione revisited dell’opera “Automatismi”  presso la Phasar di Firenze (distribuzione: multipiattaforma on web).
Vive e lavora tra Spoleto e Deauville (Francia).
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INTERVISTA:

– Raccontaci dei tuoi libri…
“La mia attività autoriale è suddivisibile in due filoni: un settore di ricerca e uno saggistico-narrativo. I miei lavori di ricerca, caratterizzati da indagini multidisciplinari e prodotti su supporti cartacei o multimediali (cd-rom /dvd), a committenza pubblica o privata, sono connotati da contenuti storico-sociali. Generalmente ineriscono macro-ambienti economici di valenza architettonico-urbanistica, naturalistico-ambientale, o riferiti a regioni storiche, città d’arte, eventi o personaggi di riconosciuto rilievo culturale, artistico o scientifico.
Il linguaggio elaborato per la composizione degli studi è tendenzialmente coerente con le esigenze interpretative dell’oggetto investigato, e necessariamente modulato nelle versioni più comprensibili, al fine di facilitarne la diffusione e la fruizione.

Sull’altro versante, il mio lavoro più squisitamente letterario credo possegga invece quell’intima struttura lirico-narrativa, definita naturalmente da una cristallizzazione dell’humus intellettuale e sentimentale dell’autore, non eludendo però una precisa necessità ermeneutica, che peraltro mai dovrebbe venir esclusa dall’invenzione artistica.

Tendo a definire la mia attività quale quella di autore più che di scrittore. Ho convinzione che tale seconda attribuzione risulti più attagliata alla mia piega creativa, all’esigenza di proseguire per elaborazione critica, più che per immaginazione narrativa. In effetti, la modalità narrativa tout court, quella più ampiamente diffusa o condivisa nel “mercato letterario”, credo sia anche gemmazione di un “nobile” equivoco culturale, alimentato nell’Occidente post-moderno, entro il cui perimetro – e malgrado l’implementazione delle strumentalità tecnologiche – vi è stata una intenzionale inflazione della qualità dei moduli narrativi.
Insomma, è indubbio che si possa registrare al riguardo un sorta di sospingimento – prodotto da larga parte di editori e lettori – ad una certa pratica del “redigere e del leggere facile”.
Difatti, un’emorragica propensione alla “racconticità”, una sorta d’evasione culturale più che di rappresentazione interpretativa del reale, come pure dell’iperreale, del surreale od anche dell’irreale ha decisamente dequalificato i requisiti dell’entità letteraria circuitante.
Pertanto, pur aumentando la complessità del reale, vasta parte delle attività creative – cinema, arti figurative, musica e dunque la letteratura – sono state indotte, sovente con incentivi multipli, esogeni ed endogeni allo stesso ambito, a banalizzarsi ed a semplificare, non più a solidamente raccontare, per decodificare e rappresentare la realtà, ovvero quel multiverso socio-culturale di cui costituiamo vivente storia.
Siamo infatti passati dalle sperimentazioni più ardite, del già post-romanzo di Wolf, Joyce, Svevo, Musil e sino a Dos Passos, Gadda, Celine dei primi decenni del secolo scorso, ad una produzione generalmente piatta, poco increspata di riflessioni, o blandamente colorata di approcci ermeneutici; scarsa anche di dosi necessarie di liricità, imprescindibile condimento d’una opera creativa.
Al contempo, le “condizioni” della post – modernità, della società di mercato, dell’inarrestabile capitalismo industriale o finanziario, nonché  dell’urbanizzazione rappresasi nelle megalopoli pare sia spesso riuscita a banalizzare anche quella voce in fondo extra-moenia dell’arte, che come la scienza ma diversamente da essa non può vivere se bigottizzata, conformizzata o ancor più ghettizzata in forme semplificate, per poter essere appetibile e commerciabile.
Dunque, il mio scopo di autore, tanto nell’ambito della ricerca etno-demo-antropologica, quanto in quello dell’invenzione letteraria, contaminata da infrastrutture saggistiche, è quello di comprendere, elaborare e ri-proiettare verso la percezione del lettore una mia più intensa interpretazione dei diversi temi considerati.”

– Dove trovi l’ispirazione per una storia?
“L’ispirazione – per l’attività immaginativa – ovvero lo start up creativo, spesso si fonde con ulteriori esigenze valutative, ovvero con le condizioni storiche, economiche, sociali. L’ispirazione è difatti un’esigenza concretissima, non solo un balzo del sentimento. Un’idea solida insomma, per di più corredata di misure, forme, scopi. E anche quando essa costituisca “singola scintilla” non produce fiamma, se non sufficientemente supportata da un lavorio di analisi, da un’elaborazione interpretativa del soggetto/oggetto da narrare.”

– Quando hai iniziato a scrivere? Raccontaci la tua storia…
“Ho iniziato a vent’anni, come moltissimi ragazzi che “lirizzano” in segreto, borbottando versi enigmatici sull’ineffabilità del cosmo e l’incomprensibile incomunicabilità tra gli umani . La tarda adolescenza costituisce per ognuno – al contempo – una sorta di scivolo o di erta rampa: per taluni individuare le finalità, un proprio percorso o produrre decisioni per la propria esistenza è come lasciarsi andare alle predisposizioni già fisiologicamente attive in sé e poi seguirle, certo con fatica ed apprensione – come per tutti – ma con una certa chiarezza previsionale. Per altri invece, quella fase esistentiva è come una rampa di faticoso approccio, priva di comodi scalini, talvolta mancante proprio di essi. Per cui la strada si complessifica, le finalità si obnubilano e tutto comincia a passare al vaglio di riflessioni, di valutazioni, dunque d’una intima ricerca. Il mondo insomma comincia a mineralizzarsi, esibendosi in molte delle sue sotto-forme, e nel tentativo di una sua decodifica emerge poi molto diverso da come sia semplicemente apparso. Ecco, così forse ha preso avvio la mia attività di autore.”

– Cosa ti ha spinto a scegliere il tuo genere letterario?
“Non vi è un esatto genere nella mia produzione. Potrei anche dire: “io sono il genere”. La mia attività è la caratterizzazione, la cristallizzazione sintomatica di quanto e di come io veda il mondo. Le interpretazioni, dunque un’antropologia come scienza e cultura, costituiscono l’intero spettro attraverso il quale la mia “sensibilità intellettiva” filtra il mondo ed i suoi contenibili aspetti, ed uno tra i tanti o tutti in quell’uno ne stralcia aspetti per valutarne l’entità.”

– I tuoi generi letterali preferiti…
“Saggistica filosofica, scientifica, antropologica, sociologica, letteratura sperimentale, estetica ed ermeneutica d’arte.”

– Quanti libri/ebook leggi in media l’anno?
“Mediamente, cinquanta annui.”

– La fantasia influenza i tuoi scritti oppure usi un metodo di scrittura razionale?
“La fantasia, ovvero l’immaginifico non-frenato al servizio dell’idea, mi è indispensabile e costituisce strumento onnipresente, tanto nella valutazione dell’ordine delle cose quanto di una sua ri-creazione inventiva.”

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Bookoria è un sito/progetto fondato dall’associazione Iside Onlus Messina (promozione arte & cultura).